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Istruzione Istruzione


15-09-2008 - Tutto cambia perché...

Tutto cambia perché…
…perché nulla cambi. Come per tanti altri casi, anche il dietrofront del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini esprime una perfetta aderenza all’espressione di Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo.
Si torna infatti – ma guarda che novità?! – al voto di condotta che farà media al pari di qualunque altra disciplina. Un cinque in condotta, fra l’altro, potrebbe determinare la bocciatura dello studente.
Si torna alla valutazione numerica del rendimento degli allievi: non più i giudizi come buono, distinto, ottimo, ecc. Nelle pagelle ricomparirà il vecchio voto che, incomparabile originalità, pare si articolerà fra il 5 e il 7.
Alla scuola elementare torna il maestro unico.
Torna l’Educazione civica che però si chiamerà “Educazione alla Costituzione e alla cittadinanza” il cui insegnamento dovrebbe comprendere anche l’educazione stradale.
Tutte queste “novità” possono essere più o meno condivisibili. Ciò che appare del tutto criticabile è l’”innovazione” che ad ogni cambiamento della maggioranza si registra in un’istituzione particolarmente delicata qual è la scuola. Ricorrendo alla memoria ci accorgiamo infatti come negli ultimi vent’anni ogni nuovo ministro dell’Istruzione abbia ritenuto prestigioso legare il proprio nome ad una modifica più o meno significativa dell’iter scolastico. Ora, con la riforma Gelmini, si torna al punto di partenza. E tutto ciò sembra il vecchio gioco dell’oca dove si va avanti e indietro con l’inserimento qua e là di una brevissima sosta implicante una penalizzazione. Il problema, sempre per restare nell’analogia dell’oca, è che i dadi passano da una persona all’altra, da un ministro all’altro, le cui vedute in merito all’istruzione sono spesso tanto dissimili da essere divergenti.
Adesso, come sempre accade dinanzi alla determinazione di un componente l’esecutivo, scattano le proteste di sindacati e studenti. Sul voto di condotta interviene la Gilda che ne ritiene meritoria la reintroduzione. Contraria l’Unione degli Studenti che ha subito definito la modifica “un impressionante balzo indietro ai decreti regi”, denunciando l’incapacità del governo “a rispondere alla violenza ed al bullismo senza dover ricorrere alla repressione”.
La Flc Cgil è pronta a dare battaglia sul maestro unico, ma senza tirare in ballo alcuna motivazione di carattere pedagogico. Il sindacato è contrario alla nuova norma poiché la sua conversione in pratica determinerebbe la perdita di due terzi dell’attuale organico (secondo il sindacato resterebbero con le mani in mano circa 250000 insegnati).
Insomma, come se non ce ne fosse già abbastanza, registriamo un ulteriore incremento del caos istituzionale e sociale. A cui si potrà porre rimedio solo a condizione che si riesca ad avere alla guida del paese una coalizione di governo che piuttosto che ricorrere al decreto-legge, al quale ci si dovrebbe rivolgere solo in casi di necessità e urgenza, capisca come le grandi riforme, affinché rimangano valide in un intervallo esteso di tempo, devono essere bipartisan, ossia sempre concordate fra maggioranza e opposizione. E indipendentemente dal colore politico dell’una e dell’altra.
6 settembre 2008
 
 



Nico Grilloni

 

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