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16-09-2008 - Alcol e alcolismo: un problema del Friuli-Venezia Giulia

Alcol e alcolismo in Friuli-Venezia Giulia
Che l’alcolismo sia una piaga della nostra regione è dato ormai acquisito anche dai più scettici che poi, diciamocelo francamente, hanno sempre esibito uno scetticismo di maniera poiché anch’essi consapevoli del problema. Dall’articolo del Messaggero Veneto del 10 aprile scorso si apprendono nuovi dati che mostrano come il fenomeno lungi dall’aver subito una contrazione si è invece ulteriormente esteso andando a coinvolgere giovani anche al di sotto del 15 anni: “la prima birra a 11 anni, il primo bicchiere di vino a 12”.
Il problema appare quindi macroscopico anche perché ha una indubbia valenza sia sulle patologie che, connesse all’eccessivo consumo di alcolici possono anche portare alla morte (tumori, malattie epatiche, ecc.), sia sugli incidenti che l’abuso di alcol è in grado di determinare dal momento che abbiamo appreso come il 50% degli incidenti stradali sia dovuto a guida in stato di ebbrezza. Ma oltre agli incidenti della strada sono da tenere in considerazione gli incidenti sul posto di lavoro dove spesso si richiedono attenzione e concentrazione, caratteristiche queste che, come ben si sa, vengono notevolmente ottenebrate dal consumo di bevande alcoliche.
Un rimedio di una certa rilevanza pare si sia già adottato o sia in fase di adozione. Mi riferisco al divieto di assunzione di vino nelle mense aziendali, peraltro già previsto da una normativa del 2001, la n. 125, che fa esplicito divieto di somministrazione e consumo di sostanze alcoliche anche negli ospedali (e sia fra il personale medico che infermieristico), e nelle scuole – dagli asili alle superiori – sia pubbliche che private.
Ma anche l’applicazione costante di quanto previsto dalla norma 125/2001 credo sia solo parzialmente utile poiché rimangono “scoperte” altre fasce orarie nella quali è sempre possibile darsi al calice. Nulla, per esempio, è dato sapere in merito alle condizioni psicofisiche degli addetti ad una qualsiasi industria nel momento in cui al mattino entrano nello stabilimento, e, parimenti, sulle medesime condizioni durante le ore di lavoro. Ricordo un bidello di un istituto superiore di Udine che era solito recarsi al lavoro con un bottiglione da due litri di vino che occultava nell’armadietto personale. Intorno alle 10 del mattino aveva già assunto oltre metà del contenuto. Lo sapevano tutti ma tutti tacevano.
Ecco perché ritengo che la semplice proibizione di assumere del vino durante i pasti nella mensa aziendale non sia accorgimento molto valido.
Una possibile soluzione, che avrebbe anche un notevole affetto deterrente, potrebbe essere quella di obbligare maestranze, lavoratori e l’insieme di tutti i dipendenti all’esame dell’etilometro già all’ingresso dello stabilimento. È, quello con l’etilometro, un esame semplice e brevissimo a cui nessuno dovrebbe sottrarsi dal momento che è in gioco anche l’incolumità personale.
Inoltre, durante i turni di lavoro e con andamento del tutto casuale, un addetto potrebbe eseguire ulteriori controlli particolarmente sui soggetti addetti a lavori rischiosi, come, per esempio, i tecnici delle macchine utensili o i manovali che spesso lavorano sulle impalcature.
Credo che solo mettendo a punto queste semplici strategie si riuscirebbe non soltanto a limitare il consumo di alcol, ma altresì ad evitare l’espansione del numero delle cosiddette morti bianche per le quali il nostro paese vanta un ben triste primato fra i paesi europei.
Rimane il problema dei giovani che ormai troppo presto si danno alle bevande alcoliche. Ma qui sarebbe opportuno che si ripristinasse quel vecchio binomio scuola-famiglia che da anni ormai langue essendosi dedicata, sia l’una componente che l’altra, al cinico gioco dello scaricabarile. Salvo poi a lamentare l’ennesimo disastro.
Le strategie dunque non mancano. C’è solo da augurarsi che sia egualmente presente la buona volontà.

Nico Grilloni

 

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