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04-05-2010 - I limiti indicati per l'elettrosmog sono del tutto incerti

Del tutto incerti i limiti sui parametri
dell’inquinamento da elettrosmog
Infatti ora li si riduce di nuovo
Abbiamo più volte detto e scritto che i limiti dell’intensità del campo elettrico, del campo magnetico e della potenza emessi dai sistemi di antenna sono stati diminuiti, negli ultimi vent’anni, di oltre venti volte.
Questa verità - che ogni cittadino può verificare con una visita ai siti scientifici più seri di Internet che alle onde elettromagnetiche fanno riferimento -, esplicita l’indeterminatezza dei dati fin qui pubblicati, recepiti e utilizzati dalle pubbliche istituzioni.
Al presente non esiste infatti alcuna prova scientifica che le onde elettromagnetiche le cui frequenze siano quelle corrispondenti ai sistemi di ricetrasmissione dei sistemi di telefonia mobile, siano innocue per la salute umana. È anche altrettanto vero che non esistono prove scientificamente verificate del contrario, ossia che le stesse onde siano nocive. Ma proprio per questa estrema incertezza, sarebbe costantemente da applicarsi il criterio di precauzione fatto proprio dalla Comunità europea, ma troppo spesso disatteso dalle amministrazioni locali. Che, non disponendo di consulenti del settore di chiara fama, hanno spesso lasciato carta bianca ai gestori di telefonia mobile che solo per questioni di bottega, ossia per incrementare i loro guadagni, hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo sull’intero territorio nazionale. Sì, interessi di bassa macelleria, del tutto ignorati dal cittadino perché mai comunicati al cittadino onde evitare che alzi la testa. E protesti.
Perché, come spieghiamo in altra parte, i gestori, in concorrenza fra loro, stanno letteralmente invadendo il paese nella prospettiva di rendere fruibili alcuni servizi non richiesti. Il cittadino infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, vuole solo usare il telefono e nient’altro. E per questo servizio i sistemi di antenne distribuiti sul territorio sono già più che sufficienti. E gli addetti ai lavori lo sanno benissimo, ma per opportunismo tacciono.
A comprova di quanto qui scriviamo circa l’incertezza dei limiti di inquinamento è stata molto interessante una riunione organizzata da un altro comitato civico con l’assessore alla Qualità della vita (ci auguriamo che questa etichetta non sia il grande bluff).
L’assessore ha comunicato che alcuni comuni, forse più attenti del nostro, hanno convinto i gestori ad abbassare l’intensità del campo elettrico di sei volte portandolo quindi da 6 V/m a 1V/m. L’amministrazione di Udine, ha detto l’assessore, cercherà di allinearsi costringendo i gestori ad applicare questo nuovo limite. Ci riuscirà?
Noi lo auspichiamo, ma, in ogni caso ci chiediamo chi potrà con certezza affermare che anche il nuovo limite sia del tutto innocuo per la salute.
In effetti in quest’ambito si sta procedendo alla cieca. Si stabilisce un limite al quale non è attribuibile alcun significato di valenza scientifica, poi, a distanza di alcuni anni, quel limite si ritocca e lo si abbassa. Poi a distanza di qualche lustro lo si ritocca di nuovo… e così via. E l’esperienza di quanto accaduto in passato sta a dimostrarlo.
Ma è interessante, e ciò dovrebbe costituire materia di notevole attenzione e acuta riflessione, che di volta in volta il limite abbia subito un decremento.
E allora sulla scorta di questo andamento, chi può dirci oggi che anche il nuovo limite sia del tutto innocuo e che in un futuro prossimo non si porti a valori ancora più bassi? Nessuno.
Ma come si è detto, nei casi in cui una pubblica amministrazione non abbia certezza della totale innocuità di ciò che va a insediarsi sul territorio, il criterio a cui doverosamente dovrebbe informarsi non può essere quello di lasciar mano libera a chi sul territorio si vuole insediare per meri interessi di bottega, bensì quello del criterio di precauzione che suggerisce, dinanzi, appunto, all’incertezza, di vigilare e di rendere possibili solo ed esclusivamente gli insediamenti che si dovessero ritenere senz’altro necessari.
Sì, ormai la telefonia è ritenuta servizio necessario e di pubblica utilità. Ma non egualmente possono invece definirsi gli altri servizi che i gestori vogliono “offrirci”. È pertanto in questa direzione che vanno volti i criteri decisionali di un’amministrazione che possa definirsi saggia e, in quanto tale, al servizio del cittadino.¦

Nico Grilloni

 

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